Regali di Natale #2 – Libri, ebook, corsi e musica

Secondo post sui regali, quando mancano 13 giorni a Natale. Dopo le idee per handmade lover oggi vi consiglio un po’ di regali ad alto contenuto culturale: libri, ebook, corsi e dischi. E anche in questo caso vi segnalo qualche offerta natalizia!

Amici o amiche freelance? Un manuale o un ebook che possa aiutarli nella nuova avventura o nel loro business è sicuramente un regalo utile. Ecco qualche titolo:

Ovviamente non si può regalare un ebook senza un e-reader. Io ho due kindle e banalmente ve lo consiglio, è sempre un gran bel regalo di Natale!

Se hai un budget maggiore puoi regalare un corso. Io ti suggerisco quelli che ho frequentato io o di cui conosco i docenti. Digital Update oppure un corso (anche online) della Digital School Mondadori, quelli di Zandegù (che fino al 24.12 hanno lo sconto del 10%) , o una data della C+B Academy. Per l’amica stilosa o che invece avrebbe bisogno di qalche consiglio per valorizzarsi di più invece citofonare Anna Turcato.

E per l’amica vegetariana? Giulia Rizzi ha scritto un bel libro, ideale da mettere sotto l’albero: Diario di una vegetariana, ricette green per scettici e non. Io il 19.12 partecipo ad un suo workshop di cucina cioccolatosa veg a Schio (VI), e mi dicono esserci ancora dei posti! 😉

Hai un amico/a di quelli con la maglietta “I listen to band that don’t even exist yet?” Puoi regalagli un disco che non esiste ancora: su Musicraiser ci sono un sacco di progetti da supportare. Io ti suggerisco il prossimo album degli italiani Ex Otago: ne ho finanziati 3, è amore (che poi questo blog inizia citando loro, volevo festeggiare i mie 30 anni con un loro concerto…)!

Picicca Dischi poi, una delle mie etichette indie preferite, anche quest’anno fa una settimana di sconti pazzi e scatenati: Appino, Brunori Sas, Maria Antonietta and more a 5-6 €… avete tempo fino al 15 dicembre!

Stai pensando invece ad un’agenda? Laura Lonighi ha fatto un post con le sue preferite, hai solo l’imbarazzo della scelta! (e pure lei ha un nuovo corso che puoi regalare a Natale). Io ne aggiungo una soltanto: quella, nuovissima, di Zelda was a writer!

idee regalo - borninspring - Nicole Zavagnin

 

Regali di Natale #1 – Handmade Lover + Black Friday

Mettiamo subito in chiaro una cosa: io il Natale lo adoro. ADORO! Quindi questo è solo uno dei primi post dedicati alle feste e in particolare ai regali. Iniziamo con i regali handmade: se volete una creazione unica e fatta a mano non potete prendervi all’ultimo. (Per inciso, NON potete MAI prendervi all’ultimo con i regali, però su altre cose possiamo fare un’eccezione, piccolissima).

Per molte delle crafter che vi suggerisco la scadenza per gli ordini è proprio questo fine settimana per cui bando alle indecisioni! In più oggi è il Black Friday e anche nell’handmade potete avere qualche sconto.

  • Le MySelfie di Faccio e Disfo (avete tempo solo fino a domenica 29) Rita un’ambasciatrice creativa di unicità lo è per davvero. Se la conosci ti accorgi che sotto i capelli azzurri e l’aspetto minuto c’è tantissima grinta. Le MySelfie sono le sue signorine personalizzate, ex mollette vintage in legno che dipinte a mano diventano delle collane autobiografiche: scegliete voi come volete il vestito, il colore dei capelli, le scarpe… è il regalo ideale per le amiche del cuore. O per me. 😉 (p.s seguitela su Instagram che è tutto bellissimo).
  • Pretty in Mad: Erica realizza pochette, clutch, porta ipad e porta kindle, con fantasie bellissime e vegan leather. Quest’estate ha fatto una campagna di crowfounding su Eppela per acquistare una macchina da cucire professionale: è finita che oltre alla macchina si è comprata il torchietto per le borchie, ha registrato il logo, sistemato il sito e fatto pure un corso. E io sono felice, perché anch’io sono una delle sue sostenitrici. Lei i capelli li aveva rosa, ora li ha arancioni ed è un mito! Le sue creazioni sono un piccolo gioiello, curate nei minimi dettagli. Ideale per l’amica R&R o amante dei gatti 😉 Solo oggi e fino a mezzanotte sconto Black Friday sulle maxi clutches inserendo il codice PRETTYFRIDAY15 al check out!
  • La Sartoria dei Confetti: Federica non la conosco di persona, ma è una di quelle crafter che ho condiviso su facebook sognando una gonna e poi le mie amiche se la sono comprata prima di me! Ordini fino all’8 dicembre per riceverli in tempo per Natale: ma attenzione, la scelta è difficilissima: sono una più bella dell’altra! Per l’amica modaiola o per te!
  • Chez Blanchette: lei è Bianca, la mia super storica fornitrice di abiti vintage e orecchini handmade stupendi!!! Negli ultimi anni ha iniziato a creare abiti, pantaloni e maglie con stoffe recuperate. Per l’amica amante del vintage e del reuse.
  • Pamphlet: orecchini, collane e gioielli di carta con fantasie che ricordano le mappe geografiche, le carte da parati e i motivi vintage. Per l’amica stilosa amante del vintage e del reuse, ma anche per quella viaggiatrice.
  • CartaLana: sapevate che si può filare la carta? Lei lo fa recuperando così giornali e riviste che si trasformano in splendidi bracciali e orecchini. Per l’amica ecolover. Sconto Black Friday del 20 % con il codice BLACKDAY, valido solo oggi
  • Pollaz : hai un’amica fan di David Bowie, Frida Kahlo, Woodie Allen o che adora Mary Poppins? Un faccione cuscino di Pollaz è il regalo perfetto! La seguo da tanti anni e quando ho visto i suoi faccioni nei negozi Lazzari… spettacolo! Per il Black Friday oggi trovate le tshirt di Woody e Frida scontate!tutto il suo shop è scontato del 15% con il codice HAPPYME15
  • Tulimami: Anna è di Vicenza, usa il legno per collane dallo stile scandinavo e per i dolcissimi Biscù, e crea con la stoffa simpatici pupazzi. Ideale per l’amica che impazzisce per lo scandic e per la nipotina.
  • IreneAgh: io Irene la abbraccerei una volta al giorno. È la ragazza più solare e sorridente che conosco: le sue illustrazioni sono proprio come lei, gioiose e piene di colore. Potete ordinarle un ritratto di famiglia oppure il nuovissimo calendario in stoffa 2016, magari a chi è appena andato ad abitare in una casa nuova o a convivere! Per il Black Friday tutto il suo shop è scontato del 15% con il codice HAPPYME15!
  • Greta Pigatto Couture: lei è un’Artista. Tutti i suoi abiti sono dipinti a mano, e nel suo shop trovi tante idee anche per lui: le tshirt con il papillon sono strepitose! Oggi applica degli sconti solo alle iscritte newsletter, un motivo per iscriversi quindi!

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Pronte per lo shopping?!

La Sartoria dei Confetti

Donne, oltre ad Escile c’è di più. E non è un ferro da stiro.

Ma davvero nel 2015 servono post che parlino di stereotipi, sessismo e “cose da donne”? Evidentemente sì.

Ieri sera ho visto questo su Facebook:

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A quanto pare oggi è stato cancellato. Peccato perché i commenti erano davvero meritevoli:  ma dai, in Italia it’s a joke – non c’hai proprio il senso dell’umorismo – che poi che ti cambia non è che lasci tutto ‘sto spazio all’immaginazione. Ma si, in fondo a tutti i miei amici dj hanno chiesto di calarsi le braghe durante un set, ma di cosa mi stupisco?!

E facciamo che le battute idiote con cui è stata sommersa Samantha Cristoforetti non ve le ricordo, ok?

Qualche settimana fa invece ho letto su Cosebelle Magazine il racconto di un colloquio di lavoro con l’immancabile, fatidica domanda: “Lei ha intenzione di avere dei figli?”. Perché si, sei brava, ti impegni, hai le competenze ma sei una portatrice sana di potenziali assenze dal lavoro, nulla più.

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Poi ho visto questo video: ci sono due momenti in particolare in cui proprio mi sale la rabbia. Uno è quando prendono in mano la chitarra e il telescopio. L’altro è quando le bambine guardano i tavoli delle mamme. Non so quando il nostro cervello decide che è stato bello ma ora si rientra nei ranghi e negli stereotipi, ma basta. Adesso basta!

C’è anche una ricerca di Donna Moderna, presentata in occasione del #DonnaModernaTalk di oggi.

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In pratica studiamo di più ma siamo più precarie, guadagniamo meno ma lavoriamo di più, ci accolliamo casa, figli, lavoro e in cambio? Sensi di colpa grandi come case, invidia delle colleghe, litigate con mariti e compagni che sembrano arrivati dritti dritti dal Medioevo e che ti guardano spaesati mentre cucini, prepari la tavola e paghi le bollette dallo smartphone e loro, boh, che faccio, metto la partita? Ci provano eh, davvero. Ma se da piccoli Babbo Natale portava a noi la carrozzina rosa e a loro il pallone da calcio, e la tavola la prepara sempre la sorella mentre il fratello non è pervenuto, cosa possiamo pretendere? Ecco, è di nuovo colpa nostra. Sul serio.

Che poi oggi anche Domitilla Ferrari parla di Cose da Casalinghe, con altri esempi “magnifici”, e allora ditelo che ce l’avete con il mio fegato, dai!

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Elogio della gentilezza

Sono nata gentile. Non so cosa farci, ma é così. Il che significa anche che prima o poi ti diranno che gentile fa rima con (troppo) buona, troppo entusiasta, e che sei anche un po’ fastidiosa ecco. Che una brutta giornata ce l’avrai anche tu no?

Si, certo, ma non mi dá diritto a peggiorare anche la tua. Non mi autorizza a rispondere male in un bar, in un negozio o a non cedere il posto in bus.

Ma capiterà anche che si approfitteranno della tua gentilezza, e ti prenderai dei bei calci nei denti. Ma non essere gentile ha mai salvato il naso o i denti a qualcuno?

Pare sia stato quel figaccione di James Dean a dire: “Solo le persone gentili sono veramente forti”.

Ecco. La giornata della gentilezza era oggi.

Sono nata gentile e va bene così.

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Di 21 e di futuri che sono oggi

Salutiamo tutti con la manina il mio piano editoriale, o quello che dovrebbe assomigliarci: ho avuto un flash ed eccomi qui a tradurlo in battute.

Oggi, lo sapete tutti, è il 21 ottobre 2015, una data indimenticabile se siete un po’ nerd, ma che ora dice sicuramente qualcosa anche a chi stamattina non capiva cosa fossero quelle specie di cruscotti pubblicati su facebook. Perché Ritorno al Futuro l’avete visto tutti. Avete, sì. La mia vita è purtroppo costellata di buchi Colossal-i: non ho ancora finito di vedere tutti i capitoli di Star Wars, Ritorno al Futuro l’ho visto a pezzi e ho provato a vederlo seriamente a 22 (si,ventidue!) anni (ma non sto qui a spiegarvi come mai non l’ho finito, c’è la privacy), e le mie amiche non si capacitano di come io possa “essere diventata una donna” senza vedere almeno una volta all’anno Dirty Dancing.

Nonostante le lacune, che giuro sto colmando, so benissimo che cos’é il 21 ottobre 2015 in Ritorno al Futuro. Sono nata il 21 marzo 1985, e nell’ottobre del film avevo 7 mesi. Sono passati 30 anni e oggi mi sono svegliata con una bella notizia e una nuova collaborazione, di cui sono felicissima, e… ho capito che il Futuro è oggi. Per davvero.

Ora che non ho film che mi predicano cosa succederà tra 30 anni (o più probabilmente non so che esistono ;)) io ho semplicemente realizzato che ho una consapevolezza che mai avrei pensato di avere. Che posso anche dire a me stessa che forse si, qualcosina la so fare, che ho imparato tante cose e tantissime le posso ancora imparare. E che sono fortunata. Ho mille ricordi di incontri che non avrei mai pensato di fare, ho conosciuto quelli che erano miti inavvicinabili per la me adolescente (tipo Paola Maugeri e Alessio Bertallot), faccio lavori che non mi sarei mai immaginata, collaboro con persone di cui leggevo con ammirazione post e newsletter e poi le ritrovo a far parte della mia vita, e ad avere la fortuna di poter imparare da loro.

Diamo i numeri? Sono nata il 21 a primavera, come Alda Merini, e come il mio fantastico fratello, che ora ha 21 anni. Il 21 era nel mio primo numero di matricola universitaria, era un 21 (marzo) quando mi hanno detto che potevo cambiare lavoro e farne uno bellissimo, tra viaggi e comunicazione. Era sempre un 21 quando mi hanno confermato l’iscrizione al Master in cui insegnava Domitilla (una di quelle di cui sopra, che mai avrei pensato di conoscere davvero, figuriamoci scrivere nel suo blog!), dove ho conosciuto anche persone con cui lavoro o che oggi posso definire amici, e da oggi, che è ovviamente il 21, collaboro ufficialmente con Gioia Gottini. Si, un esperto di numerologia probabilmente si metterebbe a ridere ma io oggi sono felice e sento che sto trovando la mia strada, che tutto si incastra alla perfezione e che davvero tutto serve. E vorrei che la me del 21 ottobre 2045 se lo ricordasse, con lo stesso entusiamo.

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Se tu che oggi boicotti Grom sei lo stesso che rivoleva il Winner Taco

Non so voi, ma io ho dei ricordi ben definiti delle mie coppette di gelato da bambina. Vedendo le reazioni di fronte alla exit di Grom  (un successo frutto non solo, cari rosiconi, di un marketing ben fatto, ma di un progetto d’impresa studiato nei minimi dettagli) mi è venuto il dubbio che forse quei banchi frigo ve li siete dimenticati.

Dai, che lo sappiamo che in estate al mare una bella coppetta di Puffo non ve la levava nessuno, così blu che ci colorava perfino la lingua per una bella mezz’ora almeno. E la menta era sempre e comunque verde, e c’era il gelato rosa alla Big Babol. Erano gli anni 90,  e altro che pistacchio di Bronte, cioccolato fondente senza zucchero, pezzi di frutta vera… E c’era, e probabilmente c’è ancora, scritto “gelato artigianale” sapete? E c’erano le vasche, i pozzetti li aveva visti solo mia mamma da bambina.

Sono di parte, è vero, anche se il punto vendita Grom più vicino è a 50 km: ho semplicemente un amore sconfinato per Grom, per la sua crema e il caramello al sale. Sulla mia scrivania è rimasto per anni un piccolo ritaglio di giornale dove si parlava di Grom e di Guido Martinetti agli esordi. Ero stata folgorata da quell’idea così semplice, ma proposta in un modo splendido. Adoravo quel puntare alla qualità e all’autenticità. Qualche anno dopo, ma me lo ricordo come se fosse ieri, ero in piedi davanti al frigo, in pigiama con un bicchiere d’acqua in mano e lui, Guido Martinetti, era ospite a Matrix. Con il suo carisma, il suo ottimismo, la sua caparbietà. E ho pensato: “Io lo devo intervistare”. E ci sono riuscita. Conservo un ricordo splendido di quella serata in cui mi sono sentita definire tedesca perché mi ero preparata a livelli ancora più maniacali del solito. Ho conosciuto una persona capace, che ha realizzato i suoi sogni e che si è spezzato la schiena per farlo, con sacrifici e rinunce. Un imprenditore vero, con una polo sdrucita e un’ enorme ironia.

Entrate in una gelateria oggi e troverete ovunque insegne che decantano il bio, i prodotti naturali, no a coloranti e conservanti e si ai coni glutenfree. Pozzetti, cucchiaini biodegradabili, coppete di un solo colore e brandizzate. E perché? Perché Grom, piaccia o no, ha cambiato il mercato e l’ha migliorato, anzi, l’ha salvato. Non ho mai visto aprire così tante gelaterie come negli ultimi 3 anni, un’invasione. Ha insegnato a noi, figli del gelato puffo, il gusto dell’albicocca e del pistacchio. E mi ha regalato la possibilità di scelta, innescando una corsa all’essere meglio di Grom, tanto che ora potete dire che “la crema che fa mio zio sotto casa è più buona”.

E oggi, voi che mai avete pensato di rinunciare al dado Knorr, al soffice Coccolino, a lavarvi i denti con Mentadent, che avete contribuito a creare il buco dell’ozono con un’adolescenza trascorsa in una nuvola di Axe e Impulse, che avete sempre sostenuto che Lipton è buono qui e pure qui, vi alzate a difendere il gelato che non avete mai fatto nella vostra gelatiera, l’unico e vero, e gridate: “Io il gelato di Grom non lo mangerò mai più”, avvolti nella bandiera del vero consumatore critico, che riconosce se la frutta nella sua pallina fragola in dicembre è bio o no. E sti cazzi!

Ve lo siete meritato il ritorno con relativa delusione del Winner Taco (che è Unilever, lo sapevi?).

 

Saudade: cosa resta di un viaggio in Portogallo

Ho un problema con i ritorni. Quando i viaggi finiscono mi vengono sempre gli occhi lucidi, in alcuni casi ci ho fatto proprio dei bei pianti. Mi prende una tristezza tremenda e se potessi non salire sull’aereo lo farei. Quindi, alla fine, la saudade ce l’ho da sempre.

Ma poi sono stata in Portogallo, e ho capito qual è la vera saudade. Vedi Lisbona e poi preghi di perdere la carta d’identità.

Perché il Portogallo per me non è solo un paese bellissimo, non è solo Sintra e i suoi colori, il tramonto sull’Oceano, i giapponesi che si fotografano a Cabo da Roca, felici di essere dall’altra parte del mondo. Non è solo una ginjinha sorseggiata a Rossio, un bicchiere di Porto Tawny immersi in un giardino all’inglese, un pao de deus caldo…

Per esempio i Portoghesi sono nordici: nella mia ingenuità me li immaginavo un po’ spagnoli, e un po’ come noi ecco. E invece…scopro un popolo che parla sottovoce, soprattutto nei mezzi e nei luoghi pubblici. Che si ferma alle strisce pedonali. E che aspetta il tram in fila indiana! Sono stata gentilmente ripresa in un negozio perché aspettavo il mio turno alla cassa, dietro all’unica persona in fila, a sinistra e non a destra.

Hanno una gentilezza…portoghese. I primi giorni riuscire a farsi salutare in un bar era la mia sfida personale. Poi ho capito: sono persone “asciutte” ma sincere. Niente melensaggini, niente sorrisi finti. Fanno il loro, bene e senza moine, punto. E io, che auguro buon lavoro quando esco da un negozio, ero un po’ spaesata ma alla fine mi hanno conquistata. O io ho conquistato loro per sfinimento.

Il portoghese è una lingua fantastica, ma con suoni così duri che ti chiedi come il fado possa essere così dolce. Ma poi, si può non amare una lingua con cui per ringraziare dici Obrigada? (E poi tutti tentano di parlarti in italiano, di capirti, di aiutarti e apprezzano, anche se a modo loro, che tu ci provi.)

Vogliamo parlare di cibo? Ecco, diciamo che non è un #viaggioveg o almeno, l’è dura! Ma nemmeno se dovete tenere sotto controllo la glicemia ve lo consiglio… A Porto il piatto tipico è un panino con dentro quattro (quattro) tipi di carne diversa, delle belle fette di formaggio sopra e un uovo a sigillare le vostre coronarie. Abbiamo decretato che una roba così unta può essere frutto solo della mente di un uomo single che deve sopravvivere… Però poi a Lisbona mangi da Os Tibetanos, un ristorante vegetariano in una scuola di yoga, seduti un giardino d’inverno dove proiettano immagini del Tibet e il cibo è un’esperienza mistica. Se vi piace il pesce, è il vostro paese: ci sono quasi 200 ricette per cuocere il bacalhau, e io da vicentina tanta creatività la posso solo apprezzare. Intanto però non so come vivrò senza ordinare ogni mattina dos galao, dos pasteis de nata e um pao de deus. (ma ho la ricetta per combattere la nostalgia).

Ti puoi fidare: sono entrata in un baretto, uno di quelli che sembrano teletrasportati da un paesino di provincia, accanto al Castello di Sao Jorge, pregustando già la salassata. Da noi è la classica trappola per turisti. Ho pagato una birra piccola 1 €. Poi a Orio al Serio ho visto un inglese pagare una birra in bottiglia 3 €, con scortesia della commessa inclusa.

E hanno il Museo dos Fosforos: la collezione privata più grande d’Europa, con 40.000 scatoline di fiammiferi che il signor Aquiles da Mota Lima ha collezionato viaggiando in tutto il mondo. Una piccola chicca da non perdere a Tomar, città templare. E la Casa da Musica a Porto, un auditorium spettacolare, è da visitare assolutamente con una delle bravissime guide.

Non è tutto maravilhoso certo. Porto ha quella decadenza in alcuni angoli che non è romantica, ma è solo incuria e crisi economica. A Lisbona l’insospettabile coetaneo di tuo padre davanti a te al semaforo o un ragazzo ben vestito ti vendono hashish a tutte le ore del giorno e della notte. E se rifiuti ti chiedono se preferisci la cocaina. Ma mai, dico mai, ti senti in una città non sicura.

E poi torni con il pensiero all’Italia, mentre in treno accanto a te un ragazzo italiano sfotte gli universitari in divisa chiamandoli Hogwarts, e non fa altro che urlare e cantare la macarena in un treno dove perfino le suonerie sono al minimo. Mentre un connazionale ti spintona in metro, mentre la ragazzina viene accompagnata dalla famiglia a Coimbra per l’Erasmus e non capisce niente di inglese, e tu sei lì che fai l’interprete tra lei e il suo futuro collega turco.  E guardi Lisbona, pensi a Roma e vedi il mondo che va avanti mentre il tuo fa le ragnatele.

Saudade.

p.s se volete indirizzi precisi, ristoranti e itinerario ovviamente non dovete far altro che chiedere 🙂

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L’estate sta finendo, ma non per me.

Mi state mettendo ansia in questi giorni, tutti lì pronti ai blocchi di partenza di un settembre che è diventato ormai un nuovo anno. E via di buoni propositi, liste, cose da fare-migliorare-leggere prima/dopo/durante le vacanze. Che io non ho ancora fatto.

Quindi fermi tutti: sono nata il 21 marzo, e agli equinozi e alle mezze stagioni ci tengo. L’estate non finisce il 31 di agosto (nonostante Brunori Sas) ma vivrà ancora per 20 giorni, giusto in tempo per il mio rientro dal Portogallo.

Ma l’estate sta finendo…

Voi citate la canzone dei Righeira e mi ricordate che io quest’estate ho avuto la fortuna di conoscerlo, quel Michael Righeira. Stefano Rota oggi vive a Thiene, e quando mi ha stretto la mano si è presentato come Mike.StoryCorner Michael Righeira Ché alla fine con gli alter ego ci convivi tutta la vita, anche quando dopo aver fatto la storia della musica italiana quella vita l’hai ripresa in mano, cambiata e hai intrapreso una carriera di attore. Mike Righeira è una persona molto colta, carismatica, con cui al di là delle domande “live” ho potuto parlare di radio, di musica, di passione, di studio e di impegno. Dell’importanza della voce, perché se nei primi 30 secondi una persona si fa un’idea di te, la voce è fondamentale per farti ascoltare anche dopo quella manciata di tempo, e se sai parlare bene hai già una marcia in più. Mi ha ribadito, con la sua storia, che volere è potere ma che potere è sempre frutto di studio, sacrificio e grande impegno. E mi ha regalato una frase in particolare che voglio ricordarmi: “Chi nomina domina. Perché conoscere e saper dare un nome alle cose ti permette di dominarle e di dare un nome anche ai propri sentimenti ed emozioni”.

Ho conosciuto Gabriele Dadati, scrittore piacentino che scrive bellissime storie, e che suo malgrado ne ha avuta una “d’amore con il cancro”, come la chiama lui. E si può ridere parlando di malattia? Si, con lui si. Che ti dice che le storie nascono per essere ascoltate e per stare assieme, ma possono servire per raccontare un’esperienza e fare prevenzione. Il 5 settembre Gabriele inaugura a Piacenza il suo nuovo progetto, fatto di carta e ovviamente di storie e che ha le sembianze di un papero. Io vi consiglio di andarci.

E poi c’è Selene Biffi. A 32 anni ( e da quando ne ha 20) si batte per diffondere l’istruzione in Afghanistan attraverso le storie e i cantastorie con Qessa Academy, che distribuisce libri illustrati in una bidonville in India per esempio così i bambini imparano l’igiene di base con Plain Ink, e che ha in mano un progetto incredibile per individuare e rendere assolutamente innocue le mine antiuomo, dimezzando i tempi di sminamento, Bibak. Ma 11234972_1002639009767409_1240116887079107235_nche non trova finanziamenti adeguati. Non è solo una questione di sicurezza, di vite, braccia e gambe salvate. I terreni minati sono ovviamente inutilizzabili, in paesi dove l’economia è disastrosa e l’agricoltura potrebbe aiutare a sopravvivere interi villaggi. Ecco, io da questa ragazza minuta, così coraggiosa e allo stesso tempo umile non ho solo imparato qualcosa, non mi sono solo sentita piccola piccola di fronte a tanta forza d’animo. Mi sono sentita in colpa. Ho pensato che stiamo chiedendo troppo a persone come Selene, che sacrificano la propria vita per il bene degli altri e poi si vedono chiudere porte in faccia, magari perché non affiliate ad uno o all’altro partito o credo religioso. E come posso aiutare Selene, che ti dice che non serve essere straordinari per fare cose straordinarie? Io ci sto pensando da luglio, da quando l’ho salutata davanti alla porta del suo hotel, e un modo voglio trovarlo.

Potete ascoltare interamente le chiaccherate che ho fatto con loro a Story Corner 2015 su Radiobue.it.

Poi quest’estate sono ritornata effettivamente ad Expo (e a breve ve lo racconto), mi sono iscritta ad una tonnellata di newsletter, ho letto finalmente tanti libri, sono stata a concerti, ho comprato una centrifuga e cucinato tanto, sono andata al mare, in montagna e al ritiro della Roma (si, sono la prova vivente che l’amore rimbambisce), ho messo tanti post in bozze…

E poi ho “messo dischi” (che “ho fatto dei dj set” sembro troppo professionale). Una cosa che vorrei fare più spesso e meglio, e che mi fa capire quanto mi manca la radio, quanto mi piace vedere le persone muovere la testa e i piedi al ritmo delle canzoni che mi piacciono, con le cuffie in testa così mi vergogno un po’ meno a farmi vedere lì.

Perché io d’estate non smetto di lavorare ma faccio comunque quello che mi piace di più. E l’obiettivo di questo settembre è imparare a portarmi la bellezza dell’estate anche nei mesi in cui fuori c’è la nebbia.

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Perché andare a Milano Expo 2015 (1^ parte)

Sono finalmente andata ad Expo, per la prima delle sicuramente due volte (ma penso ce ne saranno anche altre). E se cercate un post con critiche e negativismo non lo troverete qui. A me Expo è piaciuta, e ve la racconto prendendo spunto da quanto detto da David, il ragazzo che ci ha accolto nel padiglione di Israele: ” Visitate Expo con entusiasmo, pensate che qui ci sono 87 paesi che vogliono raccontarvi il meglio di sé. Quindi non lamentatevi se non trovate il bagno, se c’è fila, se vostra moglie è in ritardo o vostro figlio è stanco. Prendete tutto il bello di Expo e portatelo fuori, raccontatelo, e tenetelo poi a casa con voi.

NOTE PRATICHE:

  1. Sono andata di mercoledì, e la folla era assolutamente gestibile, immagino che l’afflusso sia decisamente maggiore nel weekend: nonostante questo sono da mettere in conto dai 15 ai 30 minuti per entrare in alcuni padiglioni (salvo Giappone, che detiene il record di attesa). Sono arrivata alle 11.30 e sono uscita alle 19.50, ho preso uno dei treni che portano direttamente a Rho, comodissimo. Nel mezzo ho trascorso 2 ore al padiglione Belgio, invitata da Turismo Vallonia. Quindi potete sicuramente fare più di me in un giorno, ma non vi basterà.
  2. Non pensate di andare ad Expo senza un ombrello e senza un cappello: il decumano è coperto, molte delle passerelle d’attesa sono all’ombra, ma se la fila è più lunga della copertura meglio premunirsi. Portatevi una borraccia, ci sono fontane con acqua gratuita ovunque.
  3. I bagni non sono così introvabili come avevo letto, usate le bandiere ai lati del decumano, nella fascia gialla finale trovate i simboli che li indicano. Sono sempre comunque nei padiglioni in legno, sono tanti e io non ho mai fatto fila.
  4.  All’entrata ci sarà un po’ di attesa, ma nel mio caso è stata breve: preparatevi perché ci sono dei controlli modalità aeroporto.

I PADIGLIONI CHE HO VISTO – 1 PARTE:  In questa prima volta ho visitato i padiglioni di Bahrain, Corea del Sud, Belgio, Thailandia, Olanda, Regno Unito, Israele, Austria, Usa, Azerbaijan, Qatar, Russia, il supermercato del futuro Coop e il cluster del cacao e cioccolato. Il Brasile l’ho ammirato da fuori, ma ero in gonna e non è esattamente la tenuta adatta alla bellissima rete su cui camminare 😉 Ma la prossima volta non me lo perdo! A livello architettonico tutto molto bello, all’interno in molti casi ci sono solo dei video, e forse io mi aspettavo qualcosa di diverso. In alcuni casi non si capisce la differenza tra quello che si propone ad Expo e quello che un paese proporebbe in una qualsiasi fiera del turismo. Comunque, anche se può sembrare banale, ma mi è piaciuto molto sentire parlare molte lingue diverse e vedere tante persone in abito tipico,  in un unico luogo.

Da non perdere assolutamente il padiglione Corea del Sud, per me al momento il più bello di tutti, e quello che più ha centrato il tema. Innovativo, molto tecnologico, una vera istallazione artistica. Non vi svelo altro, entrateci indipendentemente dalla fila, e fatevi insegnare a salutare in coreano!

Thailandia forse da non mettere nelle prime scelte, vedrete solo dei video ma curiosa la storia che vi racconteranno del loro re, grande innovatore in fatto di agricoltura (o almeno così la raccontano in pieno stile Istituto Luce. Alla fine mi è rimasta una sensazione strana, un amaro in bocca che non mi è piaciuto). Bahrain piccolissimo e niente da vedere a parte qualche pianta di dattero, però potete bere il caffè con i datteri al bar…

Israele da visitare, ho imparato che dobbiamo a questo paese e alla sua mancanza d’acqua molte innovazioni, come l’irrigazione a goccia o i pomodori ciliegino. Merita.

Nota a parte il padiglione Belgio, visto che ho avuto la fortuna di poter degustare cioccolatini e ottime birre belghe, con tanto di corso per apprezzare al meglio i sapori, masticando la birra (davvero) al primo sorso per sentire le note di miele… fantastico! Per tutti sono a disposizione i cioccolatai che mostrano la preparazione delle praline e un bellissimo bar con pareti lavagna, mentre al piano sotteraneo potete vedere delle culture idroponiche.

Divertente l’Azerbaijan, anche questo da inserire secondo me nella vostra lista dei to do, e  non fatevi mancare una passeggiata nella terrazza della Russia! Sappiate poi che in Kazakistan ci sarà sempre qualcuno all’esterno che canta, per tutto il giorno, ad allietare la fila. Giappone non pervenuto, alle 19.00 c’erano ancora 70 minuti di fila… impensabile.

POSTI FRESCHI E RILASSANTI: Nel “nonpadiglione” olandese (che è un piccolo festival di street food) ci sono dei comodi pouf e delle panche con cuscini, ideali per un po’ di ristoro. La terrazza del padiglione USA è freschissima, e vi permette una visione dall’alto (ma mai quanto quella russa) mentre una visita all’Austria è una vera e propria pausa rigenerante, immersi  in un bosco.

IL CIBO ( E DOVE MANGIARE SE SIETE VEGETARIANI): Nessun assaggino gratuito, ve lo dico subito, almeno per me. I padiglioni dei paesi musulmani non offrono più nulla giustamente per rispettare il Ramadan, e comunque non ho visto niente nemmeno negli altri. In generale i prezzi sono alti, e se siete vegetariani occorre fare una bella selezione. Imperdibili le Belgian Fries, un cono abbondante che vale quasi un pasto costa 4 €. Israele è l’ideale per i vegetariani e vegani, niente latticini nè derivati animali, un primo con pita 9 €, e potete anche scegliere di farvi un vero cestino da pic nic e mangiare sul prato. Ho assaggiato dei fantastici bignè russi alla crema di latte (2 € l’uno), ho mangiato dei carissimi maki in Corea del Sud mentre in Olanda, presentata come la salvezza dei vegetariani, ho mangiato un ghiacciolo con frutta a pezzi congelata (3 €) e dei minipancakes (5 €) ma di vegetariano c’era solo un hamburger all’alga e un’insalata con zucchine. Tristezza. Se volete risparmiare il supermercato del Futuro Coop, oltre ad essere bello da visitare, vende di tutto a prezzi nella norma e in alcuni orari potete anche degustare gratuitamente il caffè.

Prossima volta? Voglio vedere Angola, Marocco, Turchia, Vietnam, Malesia, Cina, mangiare in Spagna, il padiglione Slow Food, Svizzera, e l’Italia! Poi ovviamente cercherò di vederne molti altri e… mi aspetta il Cirque du Soleil!

E voi? Non fatevi prendere da polemiche o scetticismi: va vista. Poi potrete anche trovare dei difetti ma prima visitatela e lasciatevi stupire!

 

 

Cosa ho imparato al Fashion Camp 2015

Lo scorso weekend mi sono fatta un regalo: uno di quelli che richiedono una sveglia alle 5.30, che ti ritrovi in treno con una valigia in mano e la testa ancora nel cuscino, e che al ritorno non ti fanno dormire dalle mille idee che ti girano in testa. Sono andata a Milano al Fashion Camp 2015!

Si, al FASHION camp, e ho pure superato senza traumi la fase del cosa mi metto! E sono partita convinta di dover passare due giorni praticamente da sola (e a me viaggiare da sola mette sempre un po’ di ansia) senza pensarci un secondo.

Due giorni di workshop su blog e comunicazione, di conferenze, di cose nuove imparate, di altre da imparare e un po’ di consapevolezza in tasca in più su quelle che so fare.

Ecco cosa mi sono portata a casa:

  • Mi sono pentita tantissimo (ma davvero tantissimo!) di non aver seguito il workshop di personal branding con Luigi Centenaro. All’ultimo ho preferito un workshop sul blogging, ma che era troppo base per me. Invece ho curiosato tra le pareti piene di post it e di canvas e si, mi sono proprio mangiata le mani.
  • ho ascoltato Mafe De Baggis, finalmente, e l’ho sentita dire che è ora di smetterla di chiedere se serve proprio una scienza della comunicazione, e farci dell’ironia. Comunicare è la cosa che sappiamo fare peggio, lo vediamo ogni giorno e quindi si, serve una scienza della comunicazione! (mia standing ovation personale) E che siamo ancora al punto che i clienti dicono ai copywriter: “si dai, scrivilo tu, lo farei io ma sai com’è, non ho tempo”. Perché è solo una questione di tempo, no?
  • ho seguito il workshop di Anna Turcato, l’unica personal stylist che io (che di moda non ne capisco niente!) riesca a leggere, ascoltare, seguire tanto da non perdermi un post o una newsletter. Frequentare un suo corso è nella mia lista dei to do, ma ascoltarla parlare di moda intesa non come un inseguimento di tendenze ma come strumento di comunicazione, mezzo per parlare di sé da non sottovalutare, è stato davvero bellissimo. Due ore interessantissime, tra Elsa Schiapparelli, Mark Zuckenberg, la regina Elisabetta e Kate Middleton, Renzi e Mr e Mrs Obama. Anna è preparatissima, coinvolgente, competente… Ha chiuso il pomeriggio con questa frase: “Non siete voi che dovete far parlare i marchi, ma sono i marchi e gli oggetti che indossate che devono parlare di voi”. Pensateci la prossima volta che comprate una borsa tappezzata di loghi uguale a mille altre 😉
  • ho capito con Sara Serravalle e la mattinata dedicata ad un assaggio di visual sketching che io a disegnare davanti agli altri sono proprio un disastro. Se poi ti dicono di disegnare te stessa… ciao, è stato bello, ci si vede! In ogni caso abbiamo riso tantissimo, e se all’inizio sembravamo un gruppo di mutuo aiuto di donne sull’orlo di una crisi di nervi abbiamo chiuso con una birretta in mano, fogli pieni di cornici, connettori e metafore, e io ho messo nero su bianco che voglio avere più autostima e arrivare a sentirmi dire brava, ma soprattutto a crederci. Così, in un foglio A4 con 10 fantastiche sconosciute attorno. Volete provare? Bene, prendete un foglio e rispondete, solo disegnando, alla domanda: Tu cosa riesci a scatenare?
  • ho abbracciato Camilla di Zelda Was a Writer. Durante la conferenza ha raccontato com’è nato il suo blog e parlando di contenuti ha detto: ” l’importante è seguirsi e raccontare il proprio punto di vista, il nostro essere al mondo. Vinceranno solo coloro che porteranno un contenuto sincero“. E finito il suo bellissimo intervento l’ho aspettata e, dopo essere diventata dello stesso colore dei miei capelli, le ho detto, testuale: “Scusami, lo so che sembro una one directioner ma volevo farti i complimenti. Ti leggo sempre, e l’intervento è stato bellissimo. Grazie!” E ci siamo abbracciate. Lo so che a voi che ve ne frega, ma lei scrive benissimo e a me i suoi post cambiano le giornate. Quello di oggi sul mestiere di blogger per esempio va letto, e l’ultimo paragrafetto va imparato a m-e-m-o-r-i-a.
  • ho fatto un workshop di blog design con Laura Lonighi. E qui ci sarebbero troppe cose da dire: come ha tuittato lei è andato da dio! (E ho un sacco di spunti da mettere in pratica qui, ovviamente, che ora siamo proprio brutti). Suggerimenti su font, come scegliere i colori, target e obiettivi li trovate nel suo blog, io qui riporto due concetti chiave per me:
  1. il blog è l’hub di tutta la tua attività
  2. tutto quello che desideri è ad un passo dalla tua paura
  • ogni volta che ascolto qualcuno che condivide le sue esperienze e capacità, penso sempre la stessa cosa: sono tutte persone entusiaste e carismatiche. Si, c’è lo studio, l’impegno, la bravura…. ma sono sempre più convinta che senza l’entusiasmo non si va da nessuna parte.

p. s Per la cronaca, non sono mai stata da sola: oltre ad aver conosciuto un sacco di gente, ho passato un bellissimo weekend in compagnia di 3 miei ex compagni del #mcsunipd. Senza di loro cercare di farsi venire in mente il nome vero e non solo l’handle delle facce che ci trovavamo davanti non sarebbe stato lo stesso! Quindi grazie a Giulio, Alberto e Elena per la compagnia, le risate, la cena ai navigli…