Che sia un anno buono

È da stamattina che leggo bilanci dell’anno che sta per finire. È bello vedere per quante cose si ringraziano i dodici mesi che stiamo per salutare. Per una volta il cinismo si fa meno evidente, la lente con cui si guardano le cose ha i colori dell’entusiasmo. 

Chissà perché abbiamo bisogno di chiudere un anno per ricominciare a vedere noi e gli altri sotto una luce più sincera.

Il 2017 non è stato, per me, uno di quegli anni da bilanci eclatanti: non ho traslocato, non ho cambiato lavoro, non sono andata a convivere né mi sono sposata, nè lasciata, non ho corso maratone, non ho letto 60 libri, non ho messo al mondo nessuno, non ho cambiato nemmeno auto. (E ehi, wow a voi che invece queste cose le avete fatte e siete sopravvissuti).

Ma ho capito cosa voglio fare da grande, mi sono “buttata” finendo a parlare al Freelance Camp e poi al Bootcamp di Coop Reno, prima del fondatore di Piquadro quindi immagina l’ansia, e ho imparato che posso farcela a stare su un palco anche da sola, non per forza solo come spalla al vero protagonista di turno.

Ho viaggiato parecchio e sono stata bene.

Ho pure superato la temibile crisi del settimo anno, non s’è vista (ma incrociamo le dita che non si sa mai ecco… ;)).

Ho scritto poco, perché in mezzo a tutto questo rumore spesso penso che quello che ho da dire non serva. Ho commentato meno e cercato di farlo meglio, ma non sono stata zitta quando serviva far capire che in mezzo ai leoni da tastiera qualcuno di empatico esiste.

Mi sono circondata di contenuti che fanno bene: ho sostenuto Valigia Blu e Francesco Costa, mi sono iscritta, stavolta definitivamente dopo una prova agli albori, a Wolf di Slow News, rispondo alle newsletter del Post, seguo blog e newsletter che mi aiutano a vedere le cose da un punto di vista diverso e sempre intelligente, e cerco di leggere tutto, un po’ alla volta.

Non ho, per fortuna, dovuto affrontare grossi lutti o malattie.

È stato un anno tranquillo. Di transizione forse, ma va bene così.

E tu starai pensando: perché me lo stai raccontando allora, un anno “normale” può averlo chiunque. Ma non è vero.

Stiamo ore lì a guardare le vite degli altri, che ci sembrano sempre più belle, ricche, piene di soddisfazioni della nostra. Pensiamo continuamente che a noi qualcosa manca, sempre. Che l’anno prossima andrà meglio, anche quando ci lasciamo alle spalle un anno che non aveva nulla da invidiare agli altri e che, alla fine, ci ha trattati bene. Ci concentriamo alla ricerca dell’eccezionale dimenticandoci quanto spesso la “normalità” sia una manna dal cielo.

Io mi guardo intorno e so che poteva andare peggio. Senza nemmeno pensare a quello che succede nel mondo, ma solo guardando le persone intorno a me.

Quindi se pensi di aver avuto un anno niente di che, riflettici bene quando lo saluterai stasera. Perché, magari, la verità è che è andata alla grande.

Nel 2018 voglio anch’io leggere di più, dare valore al mio tempo dicendo  più no e conservando più di qualche ora per me e per le persone a cui voglio bene, vorrei guidare di meno, e non su strade sempre uguali ma farne qualcuna di nuova più spesso, vorrei ricominciare tennis, voglio imparare tanto e cose nuove, andare a più concerti, fare un viaggione perché non sono mai andata fuori dall’Europa.

Ci riusciremo a fare tutto questo? Magari no, ma va bene lo stesso. Perché l’impegno ti porterà a fare cose che magari non avevi previsto, e che guarderai con vanto alla fine del 2018.

Quindi, che il 2018 sia un anno buono. Con tutti noi. Auguri.

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