Tutte le strade portano al Freelancecamp

Sono stata al mio secondo Freelancecamp e, anche se sono una novellina rispetto ad altri freelancecampisti, anche in questa sesta edizione mi sono sentita un po’ a casa.  L’anno scorso mi sono seduta con tante aspettative e ansiosa di imparare da chi condivideva saperi, problemi, crisi d’identità e consigli. Quest’anno idem, ma mi sono seduta stando un po’ sulle spine, con le punte dei piedi fisse a terra e i talloni in su.

Perché da un lato dovevo parlare davanti a 220 persone che stimo e che per me sono dei guru, e il senso di inadeguatezza era lì come la nuvola di Fantozzi, dall’altro perché ho capito che le strade per arrivare lì, al Freelance Camp, sono tante e tutte diverse, e ognuno trova la sua. E la mia è lì a mezz’aria, come i miei piedi.

Non c’è un solo modo di essere freelance (e sono rimasta piacevolmente stupita che la stessa sensazione l’abbia avuta anche Mariachiara, quindi non sono io scema!): c’è chi, come me, è un po’ Dottor Jekyll e Mister Hyde e cerca di coniugare le due cose, c’è chi vive un amore un po’ combattuto e “un anno è freelance e l’anno dopo lavora in azienda e poi torna di nuovo freelance che in azienda non ne potevo più ma”, c’è chi freelance non lo è ma sa dispensare suggerimenti utilissimi. E chi subisce il fascino dei benefit e dei budget dell’azienda, “boccione dell’acqua” incluso.

Ci sono tempi diversi per ognuno, perché il salto è grande ma se non parti convinto dall’altra parte non ci arrivi mica.

E mentre prendi la rincorsa è fondamentale ascoltare chi quel salto l’ha fatto. Come ha detto il mio speaker preferito di sempre, Enrico Marchetto, serve fare spazio a chi è più bravo di te. Online – su facebook – ma anche offline. Ascoltarli, imparare, farsi ispirare. Mettere da parte l’ego e dare agli altri cose utili, non cose che piacciono a noi e basta: un ragionamento che Giorgio Minguzzi ha applicato al podcast, uno dei miei grandi amori.

Serve anche essere consapevoli dei propri limiti, prima che sia troppo tardi. I primi giorni di vacanza in Puglia ho fatto un mezzo attacco di panico ogni giorno, e mentre Emanuele Tamponi parlava di burnout io ci vedevo la mia faccia accanto alla sua in quelle slide.

E quindi serve saper dire di no: ho apprezzato Marinella dalla Colletta perché l’assertività spesso è davvero una sconosciuta.

Serve metterci la faccia in quello che si fa, e metterla in modo efficace, senza dubbi: ho amato lo speech di Tatiana Cazzaro che trasformava le sue parole in azioni sotto ai nostri occhi parlando di Public Speaking. Perché ogni giorno, che tu debba parlare a un cliente o a un collega, parli in pubblico.

E POI MI HANNO CHIESTO: COM’È ANDATA AL FREELANCECAMP?

È stato stupendo.

Sono grata a tutti quelli che mi hanno ascoltata, davvero, mentre parlavo perché vedere facce che conosco e stimo applaudire e annuire accanto a perfetti sconosciuti che prendevano appunti e ridevano è stata una cosa indescrivibile e bellissima. Mi sono sempre messa da parte intervistando gli altri, nascondendomi un po’ dietro al fatto che erano loro i protagonisti. Ma domenica ero solo io, e ho avuto un po’ di sana paura. Grazie ad Alessandra, Gianluca e Miriam per avermi permesso di mettermi alla prova.

Poi ho degli amici splendidi che erano lì (ma anche che mi scrivevano da casa), e che senza non so come avrei fatto: voi sapete chi siete e sono onorata di avervi attorno. E ho conosciuto persone che mi sono entrate nel cuore in pochi minuti e che spero di conoscere sempre meglio. E poi ho sorriso e riso tanto, come testimoniano le foto.

Perché il FreelanceCamp è un posto bellissimo, e non (solo) perché c’è il mare fuori: perché c’è tanta professionalità dentro, voglia di mettersi in gioco, c’è coraggio, ci sono persone che si vede che sono in gamba anche mentre hanno un mojito in mano o mangiano la super frittura di pesce del Boca Barranca. Lo vedrai anche guardando le foto secondo me.

Te lo sei perso? Recupera tutti gli speech nel sito del FreelanceCamp: qui quelli di sabato e qui quelli di domenica. Il mio, se vuoi vederlo, è qui: ho raccontato come si può riuscire a delegare una parte del proprio lavoro.

Le foto dell’articolo sono del FreelanceCamp e di Damiano Tescaro.

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